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Alla rassegna possono partecipare registi, compagnie, giovani con un progetto teatrale, che desiderano fare parte della programmazione che stiamo preparando per la stagione presente e per la prossima. Per i progetti selezionati mettiamo a disposizione le nostre strutture per la loro realizzazione nonchè gli spazi necessari alle prove e alla messa in scena.

Teatro Studio Frigia Cinque
presenta

TEATRO IN TERRAZZA

21 luglio ore 21.30
!!!ingresso con prosecco di benvenuto ore 20.45!!!
AGADEZ
 
 

Agadez è un’installazione strutturata in due sezioni che porta il visitatore a confrontarsi con l’esperienza dello spostamento umano. La prima parte, “From/to”, è composta da quattordici stampe dei sette continenti, dislocati nello spazio volutamente sconfinati tra loro e posti su due pareti a specchio. Il coraggio di seguire l’impulso alla partenza presuppone l’incontro con l’indefinito. Invitiamo i visitatori a lasciare una traccia, tessere una tela che occuperà lo spazio attraverso singoli e personali percorsi immaginari.

La seconda parte ,“From Agadez to home” è un film che vuole ricreare le sensazioni di un viaggio iniziato nel deserto del Niger, attraverso il linguaggio del documentario di osservazione e l’uso del materiale di repertorio viene raccontata l’esperienza di Saikou Jagne, richiedente asilo proveniente dal Gambia. Lo schermo è diviso in tre sezioni Il passato, il presente e il futuro. Momenti che persistono nel tempo di un unico spostamento.

 

From/To. Di Santiago Torresagasti e Valentina Parisi.

Quattordici stampe attaccate su dei supporti di compensato verniciati di nero di 212x

 

From Agadez to home.

Di Santiago Torresagasti.

Con Saikou Jagne, Barry, Amadou Bah, Camara Mamadou, Juma Bah.

Video. Durata 20'. Anno 2016



 


 
Teatro Studio Frigia Cinque—Via Frigia , 5-20126 Milano
( MM1 Precotto, bus 44, 85, tram 7—ampi parcheggi )
prenotazioni—tel/sms 3482903851--3925191682
info@quintedicarta.it--www.quintedicarta.it
Tessera stagione euro 3.00---Ingresso euro  12.00—Ridotto euro 10.00—

 
 
 
 
 
Teatro Studio Frigia Cinque
 
 Stagione teatrale 2016-2017
 
Aperto nel 2006 dalla compagnia di produzione Quinte di carta fondata nel 1998 da Stefano Fiorentino e Santino Preti, nasce dalla trasformazione di uno spazio ex- industriale, è alla sua undicesima stagione nonostante l’assenza
 
totale di aiuti finanziari, il Teatro Studio Frigia 5, si  propone a quel pubblico che non va a teatro per “vedere” solo i nomi noti prestati dalla televisione o i grandi “vecchi” della prosa.
 
Un luogo tipicamente “underground”, punto di riferimento di compagnie che hanno difficoltà a farsi conoscere  e
trovare ospitalità nei cartelloni degli altri teatri milanesi,
-la Sala Cinquanta può ospitare 50 spettatori, magari qualcuno seduto sui cuscini, 
 
-la Sala Dodici con soli 12/22 posti aperta la scorsa stagione, il più piccolo teatro di Milano, adatta per mini spettacoli, audiodrammi, letture sceniche, prove aperte, rappresentazioni di testi di racconti brevi, Cechov, Carver, Hemingway,noir classici.
Teatro Studio Frigia 5  ospita una programmazione agile, che interessa le compagnie giovani, grazie all’essenzialità scenografica e alla scelta di privilegiare le rassegne (assurdo, noir, corti teatrali etc.), proprie di uno spazio alternativo.
Ha ospitato fino ad ora circa 150 compagnie con più di 200 spettacoli.
 
 Non possiamo dimenticare che al termine dell’ultimo spettacolo è tradizione offrire agli spettatori un bicchiere di vino da sorbire in teatro o in terrazza insieme agli attori, autori, registi.
                                                            
Ottobre
 
 
14  ore 21.15                                         !!! ANNULLATO!!!
Quinte di carta                                         SALA DODICI
L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello  
con Stefano Mariaelio e Santino Preti
regia di Stefano Mariaelio
È un colloquio fra un uomo che si sa condannato a morire fra breve, e per questo medita sulla vita con urgenza appassionata, e uno come tanti, che vive un'esistenza convenzionale, senza porsi il problema della morte. ll protagonista è un uomo malato di tumore e prossimo alla morte; questa sua situazione lo spinge a indagare nel mistero della vita e a tentare di penetrarne l'essenza. Per lui tutti i particolari e le cose, insignificanti agli occhi altrui, assumono un valore diverso. L'altro personaggio è un avventore del caffè della stazione, un uomo qualsiasi, che la banalità della vita quotidiana hanno reso scialbo, piatto e vuoto a tal punto che il dialogo tra lui e il protagonista finisce col diventare un monologo  quando quest'ultimo gli rivela il suo terribile segreto. La morte prevista e la morte imprevista. Quando l'individuo - sulla strada della morte -  osserva la vita, anche i gesti quotidiani insignificanti acquistano un valore vitale. La vita non la si conosce, però si sente il bisogno di viverla  e disprezzarla quando la morte è prevista, in modo da potersene andare con meno dolore.
 
 
SALA CINQUANTA
 
20-21-22 ore 21.15 e dom. 23 ore 16.15
Lost Theatre Company                 
Ricorda con rabbia di John OsborneCon Gianluca Sollazzo, Valentina Pescetto, Laura Locatelli e Vincenzo Leone
Regia di Riccardo Italiano
Da dove viene questa rabbia? Viene da una società che non funziona. Lo specchio di questo capolavoro di Osborne è Jimmy, sposato con Alison, una ragazza di proveniente da una famiglia borghese, sulla quale lui sfoga tutto il proprio risentimento. A farne le spese è anche il loro amico e convivente Cliff. L'arrivo di    Helena rimescolerà le carte in tavola. Scritto da Osborne nel 1956 è ancora estremamente attuale. C’ è rabbia in Jimmy, ce n’è tanta. Ma non c’è rabbia forse in molti giovani d’oggi, i quali faticano tremendamente a trovare il proprio posto nel mondo? Raccontare questa storia oggi, ha un’importanza fondamentale, per scuotere le coscienze e risvegliare gli animi in letargo.  Alison e Jimmy hanno bisogno della loro tana, ripeto ne hanno bisogno.  Così come hanno bisogno l’uno dell’altra. La ragazza Lei sembra subire il tutto senza mai reagire, senza mai alzare la voce, senza mai poter fare niente. Non è questa, forse, l’immagine di molti ragazzi e ragazze dei nostri giorni? Deve arrivare qualcuno ogni tanto, a dirci che un’altra strada è possibile, che un’alternativa esiste. Così come Helena arriva entra nella vita di Alison, dall’alto della sua agiatezza che quella stessa una via di fuga  diventerà una strada spianata per Helena, per rifugiarsi anch’essa in quella tana. Perché lo fa? Perché questo odio tra Helena e Jimmy li porterà ad amarsi? “Ti amo” dice Helena, “credo che sia vero” risponde Jimmy. E quel piccolo germoglio nel ventre di Alison? Quel piccolo fiore che non vedrà mai la vita? Ritorna all’entrata della propria tana a cercare il suo orso priva di qualcosa che andandosene, l’ha privata anche di una parte della propria anima. Un figlio. E Cliff? Cliff è l’amico che tutti noi vorremmo, quello che ci sopporta, quello che nonostante tutto è lì, sempre, lui c’è. Sino a che non decide di andarsene, perché in quella tana non c’è più Alison, non c’è più lo scoiattolo. Un rifugio per qualcuno è la musica, per qualcun altro è la danza, per altri ancora è fingersi un orsacchiotto burbero e un piccolo scoiattolo. Ma tutti noi, prima o poi, ritorniamo nelle nostre tane. mostrandole una via di fuga. Se non fosse,
 
SALA DODICI
21-22 ore 21.15
Piccolo Teatro Pratico                  
Paranoie comiche di Roberto Gavelli  con Stefania Carcupino
Regia di Davide Colavini
Il mondo del cabaret televisivo rivela il suo lato tragicomico in un monologo teatrale: in un'ora di spettacolo, Stefania Carcupino - alternandosi fra i due lati del palco, la sua vita di artista e il narratore neutro – ci racconta il lato oscuro della comicità. Si ride, ci si commuove, si scoprono i meccanismi bizzarri  in cui  negli ultimi 15 anni è precipitato il mondo della risata. Dalla penna di Roberto Gavelli (autore di Ananas Blog) e dalla regia di Davide Colavini (Piccolo teatro Pratico) un testo che parla di un ambiente particolare, ma che racconta le miserie del nostro mondo, ormai governato dall'ottusità della logica commerciale.
 
 
 
Novembre                                   
 SALA CINQUANTA
3-4-5 ore 21.15  e dom. 6 ore 16.15
Teatro dei lupi                                            
Il peggio di Alberto Corba
con  Francesca Alfano, Laura  Carioni e Christian Gallucci.
Regia di Alberto Corba
Lui incontra lei, si piacciono, scoprono interessi in comune: dopo un delicato corteggiamento si baciano, la passione e poi l’amore. Da qui si apre la strada verso Il Peggio. 
Entrano l’una nella vita dell’altro portando con se il proprio passato e le proprie paure. Tra incomprensioni, seduzioni ed esitazioni affrontano la tragicomica avventura di un nuovo amore. Nessuno dei due si affaccia a questo amore con la freschezza, l’ingenuità ed il coraggio degli adolescenti… perché adolescenti non sono più, né all’anagrafe né nell’anima: si portano dietro tutto il peso delle precedenti relazioni, le paure che ne seguono e che diventano gelosie, violenza, manipolazione e anche rassegnazione e sottomissione.  
Il personaggio femminile arriva in scena con due distinte identità, due attrici che rappresentano i due universi distanti ma uniti, le diverse anime, passioni ed aspirazioni. Moira e Candice, questi i nomi delle due identità, tratteggiano insieme una donna forte e sensibile, ma ferita, incapace di prendere una unica direzione. Perennemente divisa tra il desiderio e la paura, tra l’ansia da controllo ed il delirio della gelosia, tra manipolazione ed amore. Adam, il personaggio maschile, incarna invece una reazione opposta, di fronte alle prese di posizione di lei, lui scende un sentiero buio, che attraverso la comprensione e l’empatia lo guida verso la passività, la remissione ed il ruolo di vittima consapevole.  
La paura rende entrambi troppo prudenti o troppo avventati, li guida in un crepuscolo maniacale di giochi di potere e paranoia, un gioco tragico, sensuale, comico, surreale e travolgente, un vortice di emozioni che accarezza da un lato il romanticismo e dall’altro il sadomasochismo, catturando il pubblico dall’inizio sino all’inevitabile… lieto fine?
 
 
SALA CINQUANTA
 
10-11-12 ore 21.15  e dom.13 ore 16.15 
Bluestocking
L’altrui misura  di  Lucilla Lupaioli e Alessandro Di Marco 
da un'idea di e con Guido Del Vento e Martina Montini  
regia di  Lucilla Lupaioli e Alessandro Di Marco   
Quanto tempo risparmia  chi non sta a guardare  ciò che il suo vicino dice o fa o pensa. Marco Aurelio,    
L’intolleranza è la resistenza al movimento del mondo, alla ricchezza della diversità, è la paura dell’ignoto, del
rischio di estinzione. “L’altrui misura” è uno studio che indaga con ironia il tema della diversità e della difficoltà di gestire e integrare categorie che, spesso, sentiamo diverse e lontane da noi. Un giovane uomo, specchio del pensiero di molti di noi, si incontra e si scontra con la paura ancestrale  di non essere adeguato, anche nei panni di personaggi scomodi e disagiati più di lui. Lascia la parola a un disabile, immobilizzato su una carrozzina, arrabbiato con un gay che vive nel suo stesso palazzo, furente, a sua volta, con una mamma sotto pressione - presa e persa fra figli pannolini e pasti da preparare - che accenna a una trans che non tollera il disabile perché crede che un uomo in carrozzina non deve chiedere ogni giorno, a differenza di lei, il permesso di essere se stessa.  I personaggi di questo spettacolo giocano con le parole e con le loro vite, si passano la parola, interagiscono con il pubblico,  per sondare il terreno dove si ancora  la radice che li incatena al seme dell’intolleranza. Provando ad estirparla
Il testo, nato da un’idea di Guido del Vento e scritto e rielaborato da Lucilla Lupaioli e Alessandro Di Marco  segue uno schema irregolare, proprio come gli input che vengono dal pensiero e dal cuore ed è il frutto anche di un lavoro personale sulle proprie intolleranze e sul desiderio di trasformarle in accettazione e amore. La presenza di un alter ego, altro sguardo, impersonato da Tullia Di Nardo, attrice e performer, focalizza il bisogno di confronto e di scambio su un tema che tocca                         
 
 SALA DODICI
18-25 ore 21.15
Quinte di carta                                     
L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello
con Stefano Mariaelio e Santino Preti
regia di Stefano Mariaelio
 
Dicembre
 
2-3  ore 21.15                                
Compagnia carnevale
 
 Eri di Maggio di e con Antonio Carnevale,
Eri di maggio è il racconto di una storia che si conclude in un pomeriggio di maggio. Una storia scandita da tre date fondamentali, tra il 2002 ed il 2007, alle quali corrispondono , alternandosi tra loro, due luoghi : Guardia Piemontese, luogo d’origine di Antonio Carnevale, Parigi e nuovamente il piccolo centro della costa tirrenica calabrese.
Eri di maggio è soprattutto un atto d’amore nei confronti della vita nonostante i distacchi, gli abbandoni, le perdite. Ma è anche un atto d’amore nei confronti della Calabria, le sue contraddizioni, i suoi tempi, le sue regole non scritte. Regole che si provano a risolvere attraverso la ricerca, soprattutto altrove, di un’altra identità, con lo sguardo sempre rivolto alla propria terra.
                                                           SALA DODICI
16 ore 21.15
Quinte di carta 
Audiodramma, solo ascolto voci e suoni, con mascherina sugli occhi
L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello
con Stefano Mariaelio e Santino Preti
regia di Stefano Mariaelio
 
 
Gennaio
SALA DODICI
13 ore 21.15
Kurtz teater                                         
La cura di Irma Grese   adattamento di Valerio Incerto liberamente tratto dai testi di Luigi Balocchi
con Alessandro Davoli e Claudia Ciuffreda 
regia di Valerio Incerto                                                 
Una notte in reparto di psichiatria. Un letto. Una sedia. Un comodino. Lucio racconta le violenze infantili, la scelta della prostituzione, la malattia. Cristina, l’infermiera che lo ascolta indifferente, è perseguitata dal fantasma di Irma Grese, sorvegliante di campo nel lager nazista di Bergen Belsen.
Entrambi parlano ai loro fantasmi, entrambi parlano al passato.
Una notte in reparto di psichiatria. Un letto. Una sedia. Un comodino. Lucio racconta le violenze infantili, la scelta della prostituzione, la malattia. Cristina, l’infermiera che lo ascolta indifferente, è perseguitata dal fantasma di Irma Grese, sorvegliante di campo nel lager nazista di Bergen Belsen. Entrambi parlano ai loro fantasmi, entrambi parlano al passato. La particolare forma di malattia di Lucio lo porterà a comportarsi come un cane al servizio di Cristina.In questo spazio alienato il solo confronto, l’unica possibile relazione, è tra carnefice e vittima.La terra del desiderio é ormai lontana. Resta l’amore, degenerato in abuso, sopraffazione. I protagonisti, vittime della violenza che hanno subito, si provocano fino all’annientamento.Ma l’unico tragico vincitore è il fantasma di Irma Grese.
 E’ un dramma psicologico che, attraverso il rapporto infermiera-paziente, vuole riprendere il rapporto sorvegliante-prigioniero del campo di concentramento di Bergen Belsen.
L’opera è strutturata in registri differenti: dialoghi, poesie, musica, voci registrate e azioni teatrali, e testimonia l’evoluzione più recente del linguaggio scenico contemporaneo. Una colonna sonora composta da un tappeto di basi elettroniche e canti dei Lanzichenecchi restituisce tutta l’angoscia dell’atmosfera.
                                                         
 
                                                   SALA CINQUANTA
 
12-13-14 ore 21.15 e dom. 15 ore 16.15    
Iride di Pan                                 
"Lucio...Dallaluna"  Recital di e con Claudio Lupi e Policrome Khoròs
“Quando la notte si fermava intorno, Lucio sedeva, sereno e vigile, ad ascoltare il suo respiro, che da sempre,per lui, sapeva di vita, sapeva di domani, sapeva di mistero”.
(Postfazione di Enzo Bianchi al libro Dalla Luce alla Notte – Alemanno).
Così Lucio è uscito dalla notte, come un marziano, raccontandoci un modo non convenzionale, energico, imprevedibile, canzonatorio di fare musica, che trae ispirazione osservando la vita e i sogni delle persone che lo circondano, per amore o per caso, senza prendersi mai troppo sul serio.
Lo spettacolo è costruito sulle canzoni di Lucio Dalla  in modo da proporre come chiavi di lettura la poeticità dei suoi pezzi e gli eventi che ne hanno originato la stesura; la presenza scenica del coro “Policrome Khoròs”, gli audaci arrangiamenti dei brani e le improvvisazioni di Fanny Fortunati e Claudio Lupi, regalano un tributo alla curata informalità dell’autore.
 
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                                                            SALA CINQUANTA
 
19-20-21 ore 21.15 e dom. 22 ore 16.15        
26-27-28 ore 21.15 e dom.29  ore 16.15
Quinte di carta
L’inchiesta-1946, zona americana di Berlino occupata
Con Lucia Invernizzi, Mauro Negri, Manfredi Pedone,Santino Preti, Danilo Schipani 
regia di Stefano Mariaelio
Una storia vera di un grande e celebre direttore d’orchestra, della Filarmonica di Berlino, dal comportamento controverso durante il periodo del nazismo. La sua reputazione artistica rivaleggiava quella di Arturo Toscanini. Al termine della guerra fu sottoposto ad inchiesta investigativa da parte degli Alleati come parte
del programma di de-nazificazione. Nell’immediato dopoguerra nella Berlino distrutta dai bombardamenti gli Alleati vogliono  portare ordine , legge e giustizia in una Germania sconfitta e occupata.
A un Maggiore americano viene affidato il dossier del direttore d’orchestra con l’incarico di trovare qualsiasi cosa per poterlo perseguire senza pietà per essere stato a torto o a ragione il musicista del Terzo Reich. La sua colpevolezza sarebbe infatti simbolicamente molto importante nel clima di de-nazificazione in atto in Germania nell'immediato dopoguerra. Duro e senza scrupoli , il Maggiore inizia ad investigare un mondo di cui non conosce nulla. I membri dell’orchestra testimoniano sulla moralità del Direttore, dicendo che ha fatto tutto il possibile per proteggere i colleghi musicisti ebrei, anche se  ha avuto rapporti attivi con la società e le
autorità in carica nella Germania dell'epoca.
Per i tedeschi e per la loro tradizione musicale lui era profondamente rispettato quasi come un semidio,  per il Maggiore invece  lui era solo nazista bugiardo senza carattere.
 
Febbraio
 
                                                                                    SALA DODICI  
3 ore 21.15
Quinte di carta                                     
L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello
con Stefano Mariaelio e Santino Preti
regia di Stefano Mariaelio
 
                                                            SALA CINQUANTA
 
4 ore 19.00 e ore 21.30 -doppia replica
I figli di Marla
High reactors
con Michele Gorlero,Tiziana Di Marco, Marta Zito, Susanna Miotto,  Valentina La Spada
Sebastiano Geronimo, Andrea Semeghini,
Fatah Ghedi, Valentina La Spada
 Regia di Marla Francis La Spada e Adele Piras
High Reactors è un'esplorazione sul tema dell'ipersensibilita'.E'la conseguenza di quella sovraesposizione agli stimoli, tipica della società contemporanea. Produce la pena e l'angoscia di essere perennemente in difetto, per poi generare quel processo pscologico che conduce al senso di colpa.
I protagonisti della performance fuggono agli sguardi, cercando di mimetizzarsi nello spazio e divenire invisibili. Questa ricerca finisce per trascinarli in un mondo che non è più organico ma solo intuibile.
E si pensa subito a Pirandello,alla lezione "Uno,nessuno,centomila", poiché i Figli Di Marla procedono a svuotare le parole dal loro significato, rendendole incorporee. Non è,per l'appunto,  la sensibilità una condizione della percezione?
I Figli Di Marla utilizzano il corpo come uno strumento da suonare in scena:il loro movimento anarchico da' l'impressione di una danza casuale e accidentale, limitata solo al luogo fisico e dagli oggetti che incontrano di volta in volta.
L'effetto è un happening totale e coinvolgente, fatto da fasi alternate fra loro che derivano da un reperertorio tecnico molto vario.

                                                                     SALA DODICI  
10-11 ore 21.15
Ass. Cult. Libertamente
Il silenzio di H. Pinter con Marco Maggioni, Roberta Magni, Andrea Rainoldi, Luca Napodano, musiche del Maestro Paolo Castagnone
regia di Luca Napodano
Rumsey, quarantenne malinconico e riflessivo, Ellen, ventenne, allegra, piena di vita ma anche fragile e insicura, Bates, trentenne, arrabbiato nei confronti della (propria) vita e forse prigioniero dall’incapacità di esprimere le proprie emozioni: tre vite che si incrociano, un terzetto che parla ma non dialoga, coabita sul palcoscenico, rievocando sogni e malinconie, memorie che fuggono, impossibilità di scambio con gli altri.
Dalle parole dello stesso autore, Harold Pinter: “Esistono due tipi di silenzio: il primo quando si tace, il secondo quando si fa un uso torrenziale del linguaggio. […] Quante volte ci è capitato di sentire la frase fuligginosa e fiacca: Mancanza di comunicazione… […] Io sono convinto dell’esatto contrario. Credo si possa comunicare benissimo solo nel silenzio, nel non detto, e che quanto si verifica sia solo un incessante pretesto, dei disperati tentativi di retroguardia per mantenerci rinchiusi in noi stessi. La comunicazione è troppo allarmante. Entrare nella vita di qualcun altro è troppo spaventoso. Rivelare agli altri la miseria che ci pervade è una possibilità troppo terrificante”.
Ed è proprio questo aspetto del silenzio come unico e vero momento sia di comunicazione verso l’esterno che di trasparenza nell’essere sé stessi che più ci ha affascinato nell’approcciare questo testo. Nel vivere quotidiano, tempestati continuamente da stimoli e “rumori” di ogni genere il silenzio fa paura perché ci costringere a riflettere e allo stesso tempo ci fa sentire quasi nudi senza la protezione delle parole pronte a giustificare ogni nostra azione…
 
                                                                              
 
                                                                                  SALA CINQUANTA
 
9-10-11 ore 21.15 e dom. 12 ore 16.15
Rêverie + Policrome Khoròs + Mariangela Zabatino
Gnos Furlanis, il Timp dal Sium
(Notti Friulane, il Tempo del Sogno)
Poesie in friulano di Pier Paolo Pasolini, Nadia Pauluzzo, Angelo M. Pittana, Gilberta Antoniali, Elda Lenarduzzi, Eddi Bortolussi.
Testi in italiano di Andrea Fontana
Musiche di Valerio Vado
di e con
Rêverie Ensemble:
Fanny Fortunati - voce solista, percussioni
Alberto Sozzi – clarinetto, clarinetto basso, flauti, effetti, tastiere, live electronics
Valerio Vado – chitarre, effetti, tastiere, bass pedals, voce
Andrea Fontana – attore
Coro Policrome Khoròs, diretto da Fanny Fortunati
Soprani: Elena Fanoni, Rosanna Scardone, Sara Spazzini
Contralti: Elisa Rebughini, Michela De Simone, Stefania Perticaroli
Tenori: Fausto Lubatti, Margherita Gazzo, Marina Rossi
Bassi: Federico Carnevali, Federico Violante, Stefano Ferrari
Mariangela Zabatino – pitture dal vivo e immagini in diretta
Regia di Fanny Fortunati e Mariangela Zabatino
La poesia in lingua friulana, la sensibilità di Pier Paolo Pasolini, il Tempo del Sogno degli aborigeni d’Australia, la musica etno-progressiva, l’armonia del canto corale, la pittura e la recitazione. Uno spettacolo fuori dall’ordinario che fonde diverse forme d’arte. Un viaggio di ricerca che porta l’uomo a scoprire che è parte del Tutto, e che in lui si tengono in perfetto equilibrio dimensione locale e universale, natura e cultura, amore e odio, storia umana e ordine cosmico.
La musica dell’ensemble Rêverie, la voce della cantante solista, le armonie suggestive del Policrome Khoròs, la pittura creata dal vivo da Mariangela Zabatino (proiettata sullo schermo insieme alla traduzione dei testi), portano anche noi spettatori ad essere “tutt’uno con tutto ciò che vive”.
Un vero e proprio “concerto pitturato e narrato” che ci condurrà infine a trovare il nostro “Tempo del Sogno”.
 
 
                                                            SALA CINQUANTA
16-17-18 ore 21.15 dom. 19 ore 16.1
Lost Theatre Company                         
In paradiso vestono bene di Riccardo Italiano
Con Caterina Campo e Vincenzo Paladino
regia di  Riccardo Italiano
In paradiso vestono bene è la storia di un ragazzo e di una ragazza che  hanno ben poco in comune. Dalila proviene da una famiglia benestante ed è a Sestriere in vacanza con la famiglia. Stefano è un animatore turistico del villaggio in cui la ragazza è ospite. Non è la solita storia della ragazza che si innamora dell’animatore squattrinato. Entrambi, infatti, nascondono ricordi terribili dai quali tentano disperatamente di fuggire. Colti da un’improvvisa valanga, trovano riparo in un vecchio rifugio abbandonato. In questa estrema condizione di sopravvivenza, spingeranno al limite le loro esistenze, sino a far riemergere un passato che credevano sepolto per sempre. Due ragazzi isolati, con poca acqua, con poco ossigeno, spinti sino ai limiti più estremi della condizione umana. Guardare in faccia la morte, apre nell’essere umano scenari che sino ad un attimo prima sembravano impensabili. Addentrarsi entrare nella parte più intima del proprio essere  e liberarsi di  quello che non ci serve più,  ci soffoca, ci opprime, ci divora. Per ricominciare, andare avanti qualsiasi sia il cammino che ci aspetta. Stefano e Dalila hanno vissuto la loro vita come sopravvissuti ad un passato che li ha segnati per sempre e che non è mai passato.  Si costruiscono la loro prigione personale per tornare ad essere liberi. Fuori c’è il mondo che hanno conosciuto. Dentro c’è il loro mondo. Un mondo in cui
nessuno potrà più far loro del male.
 
 
   
                                                        SALA DODICI 
17-18 ore 21.15
Ginnungagap                                             
Il demone dell’analogia da G. De Nerval, C.Baudelaire, A. Villiers-De-L’Isle Adam, T. Corbière, Lautréamont, A. Jarry, A. Rimbaud
Con Paolo Spaziani e musica di Jesse Perret
Regia di Letizia Corsini
Il demone dell’analogia è stata la Quest  cavalleresca della poesia moderna, un grande viaggio che avrebbe liberato il segno dal gravame del referente cioè dalla “cosa”. Questo sarebbe stato il vero paradiso artificiale e la vera sovversione, un’arte emancipata dal reale, meglio, un suo superbo distillato, più vero e scientifico di qualsiasi fatto.  Ma, nel transito, solo la distruzione poteva agevolare questa magnifica leggerezza (“la Distruzione fu la mia Beatrice” avrebbe detto Mallarmé); questi testi sono alcuni protocolli dell’Opera al Nero, della putrefazione del reale (del fango secondo Baudelaire). “Perché di ogni cosa ho estratto la quintessenza/
tu mi hai dato il tuo fango, io ne ho fatto oro”: sono l’ultima parola de I Fiori del Male, in un epilogo in versi che non fu mai accluso, messaggio in bottiglia che solo gli amari oceani lautréamontiani e i caos trionfanti
trionfanti delle marine rimbaldiane sono in grado di recapitarci.
 
                                                               SALA DODICI
24 ore 21.15
Audiodramma, solo ascolto voci e suoni, con mascherina sugli occhi
Quinte di carta                                     
L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello
con Stefano Mariaelio e Santino Preti
regia di Stefano Mariaelio
                                                                
                                                      SALA CINQUANTA
25 ore 21.15 e dom. 26 ore 16.15
Lost Theatre Company                 
Ricorda con rabbia di John OsborneCon Gianluca Sollazzo, Valentina Pescetto, Laura Locatelli e Vincenzo Leone
Regia di Riccardo Italiano
Da dove viene questa rabbia? Viene da una società che non funziona. Lo specchio di questo capolavoro di Osborne è Jimmy, sposato con Alison, una ragazza di proveniente da una famiglia borghese, sulla quale lui sfoga tutto il proprio risentimento. A farne le spese è anche il loro amico e convivente Cliff. L'arrivo di    Helena rimescolerà le carte in tavola. Scritto da Osborne nel 1956 è ancora estremamente attuale. C’ è rabbia in Jimmy, ce n’è tanta. Ma non c’è rabbia forse in molti giovani d’oggi, i quali faticano tremendamente a trovare il proprio posto nel mondo? Raccontare questa storia oggi, ha un’importanza fondamentale, per scuotere le coscienze e risvegliare gli animi in letargo.  Alison e Jimmy hanno bisogno della loro tana, ripeto ne hanno bisogno.  Così come hanno bisogno l’uno dell’altra. La ragazza Lei sembra subire il tutto senza mai reagire, senza mai alzare la voce, senza mai poter fare niente. Non è questa, forse, l’immagine di molti ragazzi e ragazze dei nostri giorni? Deve arrivare qualcuno ogni tanto, a dirci che un’altra strada è possibile, che un’alternativa esiste. Così come Helena arriva entra nella vita di Alison, dall’alto della sua agiatezza che quella stessa una via di fuga  diventerà una strada spianata per Helena, per rifugiarsi anch’essa in quella tana. Perché lo fa? Perché questo odio tra Helena e Jimmy li porterà ad amarsi? “Ti amo” dice Helena, “credo che sia vero” risponde Jimmy. E quel piccolo germoglio nel ventre di Alison? Quel piccolo fiore che non vedrà mai la vita? Ritorna all’entrata della propria tana a cercare il suo orso priva di qualcosa che andandosene, l’ha privata anche di una parte della propria anima. Un figlio. E Cliff? Cliff è l’amico che tutti noi vorremmo, quello che ci sopporta, quello che nonostante tutto è lì, sempre, lui c’è. Sino a che non decide di andarsene, perché in quella tana non c’è più Alison, non c’è più lo scoiattolo. Un rifugio per qualcuno è la musica, per qualcun altro è la danza, per altri ancora è fingersi un orsacchiotto burbero e un piccolo scoiattolo. Ma tutti noi, prima o poi, ritorniamo nelle nostre tane. mostrandole una via di fuga.
 
 
Marzo
                                                                                  SALA CINQUANTA
2--3-4-ore 21.15 e dom.5 ore 16.15  
Mei&Hasenmayer
Controdolore  di Mei e Hasenmajer
regia di Donatella Mei e  musica di Pietro Hasenmajer
Uno dei manifesti futuristi più esilaranti e divertenti, un elogio dell’intelligenza più sottile e della capacità di ridere, un testo mai rappresentato e incredibilmente attuale che finalmente, grazie alla follìa creativa di
Donatella Mei (voce e progetto) e Pietro Hasenmajer (musica e progetto), viene presentato al pubblico sotto forma di recital.
“Che il riso è più profondo del pianto, ce lo dimostra il fatto che l’uomo, appena nato, quando è ancora incapace di tutto, è però abilissimo di lunghi interminabili piagnistei. Prima che possa pagarsi il lusso di una bella risata avrà dovuto seguire una buona maturazione. BISOGNA ABITUARSI A RIDERE DI TUTTO QUELLO
DI CUI ABITUALMENTE SI PIANGE, sviluppando la nostra profondità. L’UOMO NON PUÒ ESSERE CONSIDERATO SERIAMENTE CHE QUANDO RIDE. “
Queste le parole di Aldo Palazzeschi, forti, gridate in tipico stile futurista, ma al contempo infinitamente delicate e innovative. Quando la letteratura, la comicità e la musica si fondono in una cinquantina di minuti da per farci gustare come un bicchiere di buon vino o una Sachertorte particolarmente riuscita.
L'occasione ci dà anche l'opportunità per offrire un affettuoso omaggio ad un grande amico ed ammiratore di Palazzeschi: Paolo Poli, recentemente scomparso.
 
 
                                                              SALA DODICI
3 ore 21.15
Quinte di carta                                     
L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello
con Stefano  Mariaelio e Santino Preti
regia di Stefano Mariaelio
 
                                                                                       SALA CINQUANTA
9-10-11 ore 21.15 e dom.12 ore 16.15
Iride di pan

Claudio Lupi & Policrome Khoròs

Giorgio Gaber,sorpasso a Destra  di e con Claudio Lupi & Policrome Khoròs.

Il primo spettacolo corale su Giorgio Gaber”: così la Fondazione Gaber lo ha descritto .Un omaggio all’onestà intellettuale di Giorgio Gaber, in uno rappresentazione ironica e inquietante, per non togliere nulla alle riflessioni che l’Artista ha sempre suscitato nel pubblico.
Rispettosi del suo lavoro, e senza snaturare l’originalità del suo pensiero, vengono reinterpretati gag, brani e monologhi, introducendo elementi originali quali il coro e l’attrice, mai comparsi prima nei suoi spettacoli, restituendo comunque allo spettatore un ritratto fedele dell’Artista. La leggerezza e l’impegno di Gaber, tradotti in due ore di pura energia che passano in un soffio, vengono sottolineati anche dalla scenografia, volutamente essenziale e attenta a riprodurre l’eterna dicotomia gaberiana tra il “rosso” e il “nero”. La parola, la nota, l’immobilità, il fascio di luce, il singolo gesto si rincorrono e si fondono in un tutt’uno che contribuisce ad allargare la tensione emotiva, espandendola fino a raggiungere lo spettatore, partecipe e coinvolto nel dialogo sulle tematiche di forte impatto sociale e culturale, oggi più che mai di profetica freschezza. Tutti sul palcoscenico sono protagonisti, alternando e invertendo parti musicali e teatrali. Il Policrome Khoròs stesso, trascinato dalla direttrice Fanny Fortunati, si colloca in un contesto più ampio che va oltre la vocalità, per raggiungere l’ironia, la teatralità e per enfatizzare i vari momenti drammatici e romantici dell’intero spettacolo.
Alla regia accurata e ai brani del Signor G, interpretati da un eclettico   Claudio Lupi, si  affiancano gli splendidi arrangiamenti corali e la magistrale direzione del Policrome Khoròs di Fanny Fortunati.
 
                                                 SALA CINQUANTA
 
16-17-18 ore 21.15 e dom. 19 ore 16.1
 Monete di e con Davide Depalo, con la partecipazione di Orsetta Borghero                 
Pensieri come spiccioli. Parole come monete. Uno spettacolo dove è proprio   la parola   la vera protagonista, due voci che scivola sono sul palco.
"Monete" è una manciata di considerazioni semiserie a proposito dell' omosessualità:  ridere e sorridere dei guai, l'amore come solo valore davvero fondamentale, il desiderio e la speranza che arrivi il momento, prima o poi, in cui non ci sarà più bisogno di giustificarsi, o di mettere in chiaro, o di "dichiarare" chi scegliamo di amare. Perché non ce ne sarà più bisogno, perché non interesserà più a nessuno fare distinzioni in base al genere sessuale.
"Monete" è una raccolta di riflessioni sugli aneddoti più comuni e quotidiani, dai più tragici ai più esilaranti: il suicidio di giovani che non riescono a sopportare il peso dell'accettazione, uomini che si concedono distrazioni alla ricerca di qualcosa che hanno deciso di ignorare, madri che mettono in scena la farsa dell'ipocrita vergogna; e poi tutte le bizze sentimentali di chi ama e non è amato, le aspirazioni di chi si inventa una carriera ed uno stato sociale, l'aria di casa di chi si sente parte di "una famiglia scombinata e vitale".
"Monete" è il chiaroscuro che vive dentro ciascuno di noi. Gioia e dolore, le risate più sfrenate, il desiderio di condividere le proprie esperienze con gli altri, il "raccontarsi le cose". "Monete"è la storia di come la vita sia uguale per tutti: ci si innamora, si soffre, si cambia. Uomini che amano gli uomini, uomini che amano le donne, amate chi vi pare. Ci vuole coraggio.

  

     

                                                       SALA DODICI
24, 25 ore 21.15
AlbertoDonatelli
I danni del tabacco e Il canto del cigno di Anton Cèchov
adattamento e interpretazione di Alberto Donatelli
I danni del tabacco; Ivan Ivanovič, è il marito di una direttrice di una scuola di musica e di
un collegio femminile. A Ivan la moglie dà il compito di tenere una conferenza riguardante i danni del
tabacco, sebbene egli stesso sia un fumatore. Tuttavia Ivan, invece di trattare il tema della
conferenza, approfittando del fatto che la moglie non c'è, comincia a parlare dei problemi e delle
vicissitudini tragicomiche della sua vita…
Il canto del cigno; l’attore Svetlovidov, una notte, dopo uno spettacolo, si addormenta ubriaco in camerino e,
dimenticato da tutti, si risveglia spaventato e solo. Le porte sono sbarrate dall'esterno, così
Svetlovidov rimane chiuso nel teatro e questo evento sarà l'occasione per rievocare, ormai vecchio,
la sua carriera. L'attore recita infine i suoi "cavalli di battaglia" trasformandosi in OtelloRe LearAmleto
in una struggente e appassionata interpretazione che sembra essere il suo doloroso “canto del cigno".
In queste due brevi opere teatrali emerge la sensibilità di un grande scrittore come Cechov che ha saputo
tratteggiare con eleganza e apparente leggerezza l’umana tragi-comica commedia del vivere umano.
 
 
Marzo/Aprile
                                                           SALA CINQUANTA
 
30-31-1 ore 21.15 e dom. 2 ore 16.15
6-7-8 ore 21.15 e dom. 9 ore 16.15 
Quinte di carta                                       
L’uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello  
con  Santino Preti e Danilo Schipani
regia di Stefano Mariaelio
È un colloquio fra un uomo che si sa condannato a morire fra breve, e per questo medita sulla vita con urgenza appassionata, e uno come tanti, che vive un'esistenza convenzionale, senza porsi il problema della morte. ll protagonista è un uomo malato di tumore e prossimo alla morte; questa sua situazione lo spinge a indagare nel mistero della vita e a tentare di penetrarne l'essenza. Per lui tutti i particolari e le cose, insignificanti agli occhi altrui, assumono un valore diverso. L'altro personaggio è un avventore del caffè della stazione, un uomo qualsiasi, che la banalità della vita quotidiana hanno reso scialbo, piatto e vuoto a tal punto che il dialogo tra lui e il protagonista finisce col diventare un monologo  quando quest'ultimo gli rivela il suo terribile segreto. La morte prevista e la morte imprevista. Quando l'individuo - sulla strada della morte -  osserva la vita, anche i gesti quotidiani insignificanti acquistano un valore vitale. La vita non la si conosce, però si sente il bisogno di viverla  e disprezzarla quando la morte è prevista, in modo da potersene andare con meno dolore.
 
SALA CINQUANTA
 
21-22 ore 21.15 e dom. 23 ore 16.15 
Mia di Mondi
Spettacolo 01 (ovvero La Neve). di e con Federico Papa
Un giovane attore e l'amico di una vita, si trovano, una sera, a discutere sulle reciproche visioni del mondo:  
.una pragmatica e realista, l'altra assorta e romantica. Prendendo a prestito la metafora del nevicare come
un fatto ineluttabile sopra le cose della vita, i due percorreranno un viaggio onirico in mondi lontani,
alla ricerca di risposte sul significato di una evento tanto semplice quanto estraneo come la Neve che cade.

 

 
                                                             
                                                                              SALA CINQUANTA        
 
27-28-29 ore 21.15 e dom. 30 ore 16.15       ANNULLATA!!!
Teatro"A"
Baroque-TimeZone
Con Cristina Colonnetti, Guido Del Vento, Antonio De Stefano con la partecipazione di Alessandra Santilli
Sound design Marco Terracciano costumi Marinella Longo fotografia Gerardo Filocamo
Regia Valeria Freiberg
è una performance teatrale che scende nel profondo dell'anima degli spettatori e rientra a pieno nello stile del teatro fisico, in cui il gesto - la musica - il rito fanno nascere la parola per donare allo spettacolo l’equilibrio di un dialogo teatrale.
#BAROQUE-TIME-ZONE è una Zona aperta alla sperimentazione per riflettere sulla natura misteriosa del
gioco teatrale; sulla comprensione dell'arte barocca, preziosa, sentimentale (in senso più ruvido e vivo del termine) di J.Genet con i suoi mulinelli " d'essere e d' apparenza"; sulla conflittualità fra l'innovazione e
La colonna sonora dello spettacolo #BAROQUE-TIME-ZONE è un omaggio appassionato all'arte straordinaria dei leggendari castrati, il centro della vita musicale del Barocco europeo, di cui storia di splendore e crudeltà
continua ancor'oggi a esercitare un fascino unico, nel ricordo di un'era irripetibile di magnificenza vocale e ambigua sensualità.
 
Maggio
                                         SALA CINQUANTA        
 4-5-6 ore 21.15 e dom. 7 ore 16.15                                                   
Salta Tempo
Conto fino a cinque di e per la regia di Sergio Di Stefano
Con Luisella Bertazzo, Carlotta Bettini, Francesco Brambilla, Marco Cuzzi, Salvatore Calabrese
Aiuto regia Salvatore Calabrese,audio Natalia Grilli
Ciascuno, vivendo, non fa altro che percorrere una sottile linea del tempo, a mo' di equilibrista. Ciascuno a suo modo, da solo anzitutto. Ciascuno, di colpo, può però perdere l'equilibrio, voltarsi indietro – più o meno consapevolmente – e trascinare via con sé il tempo: quello trascorso, ma paradossalmente anche quello non ancora vissuto.Ciascuno, in fondo, è la protagonista di questa pièce. Una donna giovane, bella, volitiva, fortemente fragile, che torna a raccontare la sua storia all'amico di una vita, che si rivelerà poi essere anche il "poeta"; al padre, incapace da sempre di amare chiunque; alla madre, che non riesce a cogliere la vera essenza di sua figlia, felice da sempre a metà; al fidanzato, l'amore complesso, inquieto, forse sbagliato.Cinque personaggi in dialogo, in successione: cinque come il conto alla rovescia della protagonista, prima di voltarsi indietro e portare via con sé il tempo.
                                                   
 
                                                              SALA CINQUANTA
11-12-13ore 21.15 e dom.14 ore 16.15
18-19-20 ore 21.15 e dom. 21 ore 16.15
Lost Theatre Company                    
IL SOGNO- Ispirato a Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare
Adattamento e Regia Riccardo Italiano
Con Caterina Campo, Vincenzo Leone e cast in via di definizione
Coreografie Claudio Grimaldi e Alessandra D'Apice
Un fitto bosco di equivoci e malintesi, un re e una regina litigiosi, folletti dispettosi e creature magiche sono gli ingredienti ideali per una commedia divertente ma anche ricca di poesia e delicatezza. Sogno di una notte di mezza estate scritto nell'inverno 1595/1596 è il primo capolavoro incontestato del drammaturgo inglese.
Il ritratto di un’America stretta nella sua peggiore crisi economica. Protagonisti di questa commovente storia sono George e l’inseparabile amico Lennie, un ragazzotto con il cuore grande e la testa di un bambino. I due sognano di avere un giorno la loro fattoria. La cattiveria degli uomini li porterà verso un epilogo straziante.
 
                                                                                    
                                                       
 
                                                    SALA CINQUANTA
 
27 ore 21.15 e dom. 28 ore 16.15
Compagnia Cheproblemace
Amici, segreti e altri disastri progetto e regia di Gianluca Fiorentini
con Pasquale Savarese, Simone Goracci, Alessandro Fortarezza, Gianluca Fiorentini, Micaela Turrisi, Eliana Bertazzoni, Selin Sadi
Uno spettacolo divertente e amaro al tempo stesso. Una storia che mette a nudo le debolezze delle nostre vite, dei nostri rapporti, facendoci ridere, sorridere e riflettere su quanto i “tempi moderni” abbiano influenzato il nostro modo di comunicare e di relazionarci con mogli, mariti, fidanzati, amici e conoscenti. Basta una serata qualsiasi fra amici, una scintilla nata per caso e per gioco per svelare inconfessabili segreti e, tradimenti rimasti nascosti per anni.
 
Giugno
                                                SALA CINQUANTA
                                              !!!ANTEPRIMA!!!
1 ore 21.15
Compagnia VuotoPerPieno
L'ultimo Bohemien e la Lumaca di Fabrizio Calanna e Lara Viscuso
 Danzatori Lara Viscuso, Fabrizio Calanna Attrice/performer: Chiara Verzola
Musiche e testi: Erik Satié-Scenografie: Claudio Moretti-Costumi: Nunzia Lazzaro
L'attesa di qualcosa che ineluttabilmente arriverà. Il Bohémien condotto da due entità, attende che il giorno faccia la sua comparsa, che la vita vada avanti, che il proprio genio produca qualcosa. Nichilista, silenzioso, irriverente, libero, ribelle , sognatore, avvilito. Egli attende di poter uscire ...  attende…   La società… fuori... costituisce una prigione, avvilisce la fantasia e la volontà.   L'immaginazione inghiotte e oblìa ogni scintilla nella superficialità e nel vuoto, proprio per questo si rifugia nell'assenzio che produce, l'illusione.
La FataVerde, la prima entità, della quale si disseta, insolente e beffarda, si prende gioco del Bohémien e lo guida verso il mondo contraddittorio e allucinato che disseta il suo genio. La Lumaca, la seconda entità, lo accudisce, lo ama e lo accompagna. Lui si chiama Erik Satié come tutti...
 
 
                                                     SALA DODICI
9,10 ore 21.15  e dom. 11 ore 18.30    
 
Quinte di carta e Studio Empact                                     

I principianti quando parlano d’amore dal mondo di Carver

Con  Lucia Invernizzi, Santino Preti, Lorena Ranieri e Danilo Schipani

Regia di Stefano Mariaelio

I suoi personaggi sono uomini e donne dell’America di provincia alle prese con il quotidiano, colti in momenti di crisi o rottura, spesso in compagnia di una bottiglia di whisky. La tensione è spesso portata al massimo, ma poi  niente si risolve. Due coppie che cercano di definire cosa sia l’amore. Ognuno dice cosa pensa sia l’amore, ma alla fine ogni definizione sarà diversa, il clima diventa teso e il tentativo di dialogo si rivelerà inutile. 

“che te ne fai di un amore del genere?” si domanda un personaggio dopo aver raccontato che l’uomo con cui viveva “l’amava tanto che aveva tentato di ammazzarla di botte”. Per qualcuno, quello non era amore.

E allora perché mai, se non era amore, l’uomo tenta il suicidio? Perchè mette in gioco tutto quel che ha, il suo stesso corpo?

 
Giovedì 8 giugno ore 21.30
                                     !!! Ingresso con prosecco di benvenuto ore 20.45!!!
Coro Policrome Khoròs
SwINGIN’ IN THE RAINbow
(Nice work if you can hear it!)
diretto da Fanny Fortunati:
Soprani: Elena Fanoni, Rosanna Scardone, Sara Spazzini
Contralti: Elisa Rebughini, Michela De Simone, Stefania Perticaroli
Tenori: Fausto Lubatti, Margherita Gazzo, Marina Rossi
Bassi: Federico Carnevali, Federico Violante, Stefano Ferrari
Un viaggio corale tra i generi di ogni tempo e luogo, dalle origini del canto “a cappella” ai giorni nostri, dalle canzoni più famose, che hanno accompagnato il percorso della nostra vita, a brani composti e arrangiati ad hoc per il Policrome Khoròs. Suggestioni e vibrazioni che solo la musica vocale a cappella, con le sue infinite sfumature, può donare. La voce non è più solo parola cantata, ma diventa essa stessa
uno strumento musicale, coinvolgendo il pubblico in una tavolozza di colori ed emozioni che va oltre il concetto di “canzone”.
 
Giovedì 15 ore 21.30    
 
!!!Ingresso con prosecco di benvenuto ore 20.45!!!
 
 
 
Ansia, Amore,, Amicizia e altre amenità
di e con Carlo Giuffra e Giorgio Rosa
Due amici ultracinquantenni, senza volerlo si confrontano con leggerezza in un bilancio apparentemente provvisorio sui rapporti con l'universo femminile, partendo dalla mamma fino agli inevitabili fallimenti amorosi.
Anche il rifugio nel sentimento dell'amicizia li definisce, in fondo, come due Peter Pan che non possono vivere all'interno di steccati, spingendosi a volte verso realtà ai limiti della decenza.
Uno spettacolo che, con il pretesto di aver da ridire sugli atteggiamenti, sui comportamenti delle donne e sul tema dell’amicizia, attraverso un sentiero comico e con un richiamo al teatro-canzone milanese, mette in evidenza le ansie e le debolezze degli uomini.
 
 
Giovedì 22 giugno ore 21.30
 
!!!Ingresso con prosecco di benvenuto ore 20.45!!!
 
Ci aspettano per ballare-Storie di profughi, santi e martiri d’oggi  di e con Lorena Ranieri
Diretto da Davide Bentivegna
“...a nessuno piacciono le cose morte.
Neanche a quell’uomo che ha lanciato
la bomba su quell’ospedale piacciono le cose morte.
Ne sono sicura.” Amal
Queste sono storie vere, queste persone le puoi incontrare domani in un centro di accoglienza o per strada, eppure hanno vite straordinarie. La suora è Bernadetta Boggian, missionaria saveriana, uccisa l’8 settembre 2014 a Kamenge in Burundi, una vita interamente donata ai più poveri dell’Africa. Amal e suo figlio sono il racconto tratto dalle testimonianze del vicequestore dell’ufficio immigrati di Catania che nel
marzo 2016, si vede arrivare un bambino vestito in giacca e papillon: “avrà avuto 3 o 4 anni e si era fatto tutta la traversata dalla Libia vestito in quel modo. La madre gli aveva detto che sarebbe stato il viaggio più importante della sua vita, sarebbero arrivati in un paese che li avrebbe accolti con una grande festa e dunque bisognava vestirsi eleganti”. Infine Denise, che rievoca poeticamente tutte le storie e aiuta lo spettatore a riviverle, è una cantastorie inusuale, una clochard qualsiasi alle porte della sua vita. Chi aspetta queste tre donne alla fine della loro avventura è il mistero che aleggia su questi racconti e che solo lo spettatore in ascolto potrà scoprire.
 
 
Giovedì 29 giugno ore 21.30  ANNULLATA!!!
 
!!!Ingresso con prosecco di benvenuto ore 20.45!!!
Progetto Cristo
Monologo comico di e con Alberto Corba
Dio è un colosso economico impegnato nel mercato delle religioni. Per 14 miliardi di anni, dal big bang all’anno 0, l’amministratore delegato ha tentato di vendere con successo “il prodotto” e cioè la pace e l’amore universale. Ha tentato e fallito miseramente... Il mercato di riferimento, l’unico che conta, è la Razza Umana, una specie creata appositamente per resistere e sopravvivere a qualunque minaccia di estinzione: il mercato eterno con fedeli sempre disponibili. Perché fino ad ora Dio non è riuscito ad imporsi? Quali strategie sono necessarie nell’immediato futuro? Che sia solo una questione di marketing? Forse quel che manca è una corretta strategia ed un piano di business ben strutturato. Quel che è certo è
che urge un’azione, una strategia, un progetto... perché la concorrenza è spietata.
 
Giovedì 6 luglio ore 21.30
                                             
                              !!!Ingresso con prosecco di benvenuto ore 20.45!!!
 
Shakespeare, la donna, il sogno  Sonetti e poesie di William Shakespeare e aa.vv.
Musiche di Valerio Vado e aa.vv.
di e con Rêverie Ensemble:
Fanny Fortunati - voce solista, percussioni
Alberto Sozzi – clarinetto, clarinetto basso, flauti, effetti, live electronics
Valerio Vado – chitarre, effetti, bass pedals
In quanti modi si può parlare d’amore? I versi di William Shakespeare (chi meglio di lui?) ci accompagnano alla scoperta dei mutevoli volti dell’amore, cantati anche attraverso le parole di autori antichi e moderni, musicati dall’Ensemble Rêverie.
Amori passionali, malati, sognanti, sensuali, ironici, totalizzanti; ogni brano una donna, un volto, una storia… parole antiche, ma in realtà senza tempo, ci proiettano in atmosfere oniriche.
“Finché ci sarà un respiro od occhi per vedere,
questi versi avranno luce e ti daranno vita”
 
 
Giovedì 13 luglio ore 21.30
                                                 
                              !!! ingresso con prosecco di benvenuto ore 20.45!!!
 
Blusclint
 
Con le tue labbra senza dirlo di e con Paolo Faroni
 
Condannato dal suo insegnante di italiano delle medie per aver disegnato durante un test di psicologia un buco in un albero, un uomo sfugge al suo destino grazie a un nonno muto che lo indirizza alla poesia e alla ricerca di un amore che sfugga alla banale simbologia freudiana. Da una condanna a un’altra; l’uomo disegnerà per dieci anni una donna senza sapere chi sia. Un lunedì di novembre, quello che dovrebbe essere  un giorno di lavoro come tanti altri, si trasforma in un viaggio allucinato in cui la donna del disegno fa capolino nella vita dell’ uomo; prima nell’atrio del palazzo, poi in treno, complice un delirante sogno in cui coppie da tutte le nazioni del mondo vogliono condividere con lui la longevità della loro felice relazione. Grazie all’aiuto di Vinnie, amico gay e
attore di teatro per bambini, l’uomo incontrerà la donna…

 
Giovedì 21 luglio orario da definire
 
                                   !!!Ore 20.45 ingresso con prosecco di benvenuto!!!
Agadez
 
Agadez è un’installazione strutturata in due sezioni che porta il visitatore a confrontarsi con l’esperienza dello spostamento umano. La prima parte, “From/to”, è composta da quattordici stampe dei sette continenti, dislocati nello spazio volutamente sconfinati tra loro e posti su due pareti a specchio. Il coraggio di seguire l’impulso alla partenza presuppone l’incontro con l’indefinito. Invitiamo i visitatori a lasciare una traccia, tessere una tela che occuperà lo spazio attraverso singoli e personali percorsi immaginari.
La seconda parte ,“From Agadez to home” è un film che vuole ricreare le sensazioni di un viaggio iniziato nel deserto del Niger, attraverso il linguaggio del documentario di osservazione e l’uso del materiale di repertorio viene raccontata l’esperienza di Saikou Jagne, richiedente asilo proveniente dal Gambia. Lo schermo è diviso in tre sezioni Il passato, il presente e il futuro. Momenti che persistono nel tempo di un unico spostamento. 
From/to. Di Santiago Torresagasti e Valentina Parisi.
quattordici stampe attaccate su dei supporti di compensato verniciati
di nero di 212x300 cm.
From Agadez to home. Di Santiago Torresagasti.
Con Saikou jagne, Barry, Amadou Bah, Càmara Mamadou, Juma Bah.
Video. Durata, 20’. Anno, 2016.
 
Giovedì 27 luglio ore 21.30
                              !!!Ingresso ore 20.45 con prosecco di benvenuto!!!
Il vino degli amanti
Organizzato da AltaMente Factory e Studio EMPACT
Con Fabio Biffi, Margherita Marchetti, Alberto Rotondo e Veronica Zaharia
e con la partecipazione straordinaria di Davide Rondoni
Una parola, una sensazione, un sapore si incontrano e danno voce attraverso canali sensoriali differenti al cuore. Allora i parametri oggettivi di valutazione del vino diventano percezioni che offrono un viaggio tra i versi e parlano di noi e…hanno il senso della nostra essenza. Ciascuno sente, traduce, ascolta e poi sceglie il vino che si fa metafora del proprio io. Così semplicemente, in una sinestesia di potenze emotive in una sera di un giovedì d’estate assaporeremo il nostro vino, la nostra poesia: per danzare la parola, l’effervescenza e la fermezza della vita.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
   
 
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